Bussi, i documenti del disastro ambientale: «situazione drammatica»

Pubblicato: 15 settembre 2010 in Notizie e politica

 

A Bussi quasi due milioni di tonnellate di suolo contaminato con decine di sostanze cancerogene e tossiche. Un volume pari ad una collina alta 130 metri. Ministero dell’Ambiente e Ispra in due documenti disegnano per la prima volta il quadro complessivo del disastro ambientale nella Val Pescara. Il Wwf riassume i dati e assicura: «a Bussi e Piano d’Orta situazione angosciante». Quasi due milioni di tonnellate di suolo contaminato da bonificare, del volume di una collina alta 130 metri con una base ampia come un campo di calcio. Arsenico, benzene, cromo esavalente, piombo, mercurio e decine di sostanze cancerogene e/o tossiche. Suolo, sottosuolo, falda superficiale, falda profonda, pozzi S. Angelo: tutto inquinato. Il 12 marzo 2010 il Wwf ha divulgato  il verbale della Conferenza dei Servizi decisoria sul Sito di Bonifica nazionale di Bussi dell’11 febbraio del 2010 e la relazione “valutazione del danno ambientale” dell’Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale allegata al verbale. I due documenti delineano per la prima volta un quadro generale del disastro ambientale nella val Pescara. «La relazione dell’Ispra», spiega De Sanctis, referente acqua del Wwf, «non solo descrive la drammatica situazione di contaminazione valutando il danno in miliardi di euro ma disegna un quadro delle fonti dell’inquinamento per le singole aree, quantificando anche i volumi di terreno coinvolti. Ci sono passaggi che gelano il sangue, ad esempio quando viene chiarito come ancora oggi, in ogni momento che passa, le acque del fiume Tirino sono esposte al trasferimento delle sostanze inquinanti presenti nell’acquifero superficiale in corrispondenza della zona delle discariche 2A e 2B». Il tutto, conclude la relazione, senza che siano stati realizzati interventi al fine di evitare il fenomeno. «LA POPOLAZIONE DEVE SAPERE» Per De Sanctis la popolazione della Val Pescara deve essere messa a conoscenza di questa situazione in maniera capillare. «Il Commissario Goio, la Regione e i comuni proattivamente dovrebbero organizzare assemblee pubbliche per informare i cittadini, anche per garantire una vasta partecipazione alla procedura di bonifica», continua l’esponente del Wwf. «Tra l’altro si iniziano a profilare, come si legge nel verbale, delle scelte di tipo strategico, come la messa in sicurezza definitiva – il tombamento dei rifiuti in loco, per essere chiari. La comunità ha il diritto non solo di essere informata ma di poter scegliere sul proprio futuro visto che una tale scelta destinerebbe un territorio ad ospitare per decenni o addirittura centinaia di anni enormi quantità di materiale contaminato seppur confinato».
I pozzi di S.Angelo
Tra le tante interessanti valutazioni l’Ispra ritorna anche sull’argomento dei Pozzi S. Angelo: «in questo quadro», rileva il verbale, «è evidente che, quantomeno nel periodo successivo al 2002, le acque del campo S. Angelo hanno sofferto la perdita della propria funzione potabile, non essendo idonee al consumo umano. Tale perdita appare ancora più grave se si considera che, anche in presenza di prove relative all’inquinamento, le acque attinte dai pozzi sono state utilizzate, fino al 2007, per alimentare la rete acquedottistica, con evidenti rischi per la salute dei consumatori».
«Disastro di immani proporzioni»
Camilla Crisante, presidente del Wwf Abruzzo parla di «una discesa agli inferi, uno dei luoghi più contaminati d’Europa in una valle tra due parchi nazionali dove fluisce dall’Appennino una quantità enorme di acqua. Un disastro di immani proporzioni come l’ha giustamente definito la Procura. Di fronte a tutto ciò lascia allibiti dover constatare come, a tre anni di distanza esatti dai primi sequestri operati dal Corpo Forestale dello Stato, vi siano enti pubblici che vengono richiamati ufficialmente dal Ministero dell’Ambiente per inadempienze che rallentano o addirittura bloccano le procedure di caratterizzazione, messa in sicurezza e bonifica del sito». Il Ministero si è trovato così a dover ricordare ai Comuni di Torre de’ Passeri, Scafa e Manoppello di inviare le informazioni già richieste per lettera anni prima. «Addirittura», continua Crisante, «emerge che l’Arta era stata sollecitata fin dall’11 ottobre 2008 a presentare un piano di caratterizzazione delle aree pubbliche, cosa che non è stata incredibilmente fatta. E’ intollerabile questo atteggiamento e chiediamo immediatamente che gli enti rispondano adeguatamente in pochi giorni». «Ancora più sconcertante», secondo il Wwf, la situazione sul campo visto che tutte le discariche contaminate esterne allo stabilimento e vaste oltre sette ettari non sono state neanche messe in sicurezza d’emergenza, a tre anni dai sequestri e, in alcuni casi, a sei anni dalla scoperta dell’esistenza dell’inquinamento. Il Decreto 152/2006 parla in questi casi di ventiquattro ore per le prime operazioni di contenimento dell’inquinamento. «E’ fondamentale», insiste il Wwf, «velocizzare tutte le procedure ma è indispensabile chiarire la questione dei fondi che i vari enti, compresa la regione Abruzzo, devono stanziare per risolvere la situazione in attesa dell’individuazione processuale dei responsabili dell’inquinamento, visto che il rappresentante regionale ha fatto mettere a verbale della conferenza la richiesta di finanziamenti al Ministero».
 
«Uniamo le forze tra ambientalisti»
«Apprendiamo, con piacere», commentano Italia nostra- Marevivo- Mila donnambiente- Ecoistituto Abruzzo, «che anche il Wwf è schierato per l’immediata messa in sicurezza di emergenza del sito inquinato di Bussi». Le associazioni nel 2009 hanno diffidato il Commissario a procedere nella messa in sicurezza: «è per questa diffida che noi riteniamo, forse erroneamente (ma niente finora ci ha smentito), che qualche cosa si stia muovendo solo dopo di essa; pensiamo anche che ad essa vada fatta risalire la pervicace volontà dei difensori Montedison a desiderare l’esclusione delle nostre associazioni come parte civile nel processo! Abbiamo già ottenuto l’ufficiale adesione dei Medici per l’Ambiente e siamo quindi soddisfatti della posizione del WWF, di cui peraltro non dubitavamo. Ci piacerebbe perciò unire le forze e le voci, dal WWF alle altre associazioni ambientaliste, della sanità, delle categorie produttive primarie e civiche in generale, per ottenere una messa in sicurezza di emergenza non di facciata e non incompleta, come quella che pare sia stata preparata dal Commissario, che andrebbe a coprire solo superficialmente la discarica non interrompendo invece la percolazione dei veleni nelle falde e nel fiume».

**LA MAPPA DEL SITO DI BUSSI (PE)
**MAPPA GENERALE DEI SITI CONTAMINATI

Fonte: abruzzo.indymedia.org

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